È un pilone sorprendentemente a “ricciolo”, cicciotto ed elicoidale, riempito come un cannoncino di cemento armato calato dalla betoniera in un involucro di plastica rossa che serve a dargli quella forma così strana. Al di là dell’estetica, eccolo, finalmente.
La gente aveva chiesto a larga maggioranza che non assomigliasse per niente a quella storia di dolore, sfiducia e appelli inascoltati culminata nel crollo di ponte Lenzino il 3 ottobre 2020. E quel che si intravede ora in mezzo al Trebbia rispetta il desiderata, dopo un anno e mezzo di lavori – lo start fu nell’agosto 2023 – fatti per abbattere parte dei resti del viadotto finito nel fiume sfiancato ed esausto, poi per sbancare con la dinamite e le ruspe un pezzo di montagna, e infine per creare le nuove fondazioni del futuro ponte lungo 180 metri.
Per poter avere la nuova strada, che sarà lunga 580 metri, in un tracciato diverso dal precedente, scesero davanti al bar “Chiara” in 300, in protesta, nella primavera 2021: «Basta con il vergognoso passato, noi lo avevamo detto che crollava tutto», «Si tolgano le curve», «Si eviti la frana maledetta che preme da monte almeno», avevano detto ai megafoni. Gli diedero, a fatica, ragione.
Ora ecco il primo pilone, primo di quattro, necessario a ricucire stabilmente le sponde di Marsaglia e Cerignale lungo la Statale 45 e mandare in pensione il Bailey da 5 milioni di euro e 240 tonnellate di acciaio che ha retto – va detto – egregiamente, intatto, e senza un contraccolpo dal luglio 2021.
Il pilone del ponte da 36 milioni di euro sta accanto a un altro ormai terminato in mezzo al Trebbia, il fiume che vide il ponte crollare cinque anni fa e quello prima ancora, ottocentesco, piegarsi – una bestia ferita – sotto le bombe della guerra. Il chilometro è sempre quello: il 78,250. Del vecchio ponte crollato resterà solo una parte, trasformata in punto panoramico agganciato all’altra sponda da un ponte tibetano pedonale. Sarà il primo del Piacentino: è già stata realizzata la paratia di pali e si sono concluse le attività di rinforzo.
Mancano in realtà solo cinque mesi alla fine lavori indicata sui cartelli, 26 agosto 2025. Sul sito Internet dei cantieri Anas l’opera è data al trenta per cento dei lavori, ma potrebbe non essere aggiornato o si spera in una corsa contro il tempo delle ditte incaricate, Costruzioni Edili Baraldini Quirino di Modena, Edil Sama di Salerno e Europrogressgroup srl di Napoli.
Per quanto riguarda, intanto, l’inchiesta giudiziaria sul crollo del ponte che solo per un miracolo non causò vittime, un pool di docenti del Politecnico è stato incaricato dai giudici di sciogliere ulteriori dubbi sui fatti del 2020. Secondo il consulente della procura il crollo sarebbe stato causato dall’inadeguatezza dei lavori di manutenzione. Di tutt’altra opinione i difensori dei tecnici indagati, secondo i quali all’origine del crollo ci sarebbe stata la frana sulla sponda. Si attendono gli esiti delle ulteriori analisi: in teoria erano previsti per febbraio, ma i consulenti hanno chiesto e ottenuto una proroga a giugno, mentre proseguono i lavori degli operai al nuovo Lenzino, il ponte moderno che vuole far voltare pagina alla montagna.
Elisa Malacalza
(Articolo tratto dal N° 12 del 03/04/2025 del settimanale “La Trebbia”)
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