Iniziato il restauro del secondo cippo confinario del Monte Ramaceto

Sono partiti i lavori di restauro per il cippo rinvenuto nell’aprile 2024 sulla sommità del Monte Ramaceto, a pochi metri dell’Alta Via dei Monti Liguri al confine tra le valle Fontanabuona e quella dell’Aveto, in prossimità del confine tra i comuni di Orero e San Colombano Certenoli.
Si tratta di un reperto importantissimo per il territorio e non solo, poiché è identificabile come una rarissima tipologia di testimonianza epigrafica, che in piena età romana, quasi 2000 anni fa, segnava il confine tra un latifondo di proprietà diretta dell’imperatore romano e i terreni di altri, forse del municipio della città di Genua (attuale Genova).
Si tratta di una scoperta del tutto eccezionale e di importanza a livello nazionale. E’ infatti la seconda attestazione nota in tutto il territorio italiano di tale tipologia di cippi, con iscrizioni sulle due “facciate” riferibili all’età imperiale romana (II secolo d. C.). Anche il primo era stato rinvenuto sul Monte Ramaceto nell’ottobre 2015. Così ora, a quasi dieci anni dal recupero del primo cippo confinario, già allestito al MuSel – Museo Archeologico di Sestri Levante, i restauratori del laboratorio di restauro della Soprintendenza archeologica, belle Arti e paesaggio per la città metropolitana di Genova e le provincia di La Spezia, hanno avviato i lavori per il necessario intervento di raffinata pulizia, che permetterà di approfondire lo studio della grafica e l’accertamento di eventuali forme di scalpellatura.
Al termine di questo intervento si potrà procedere con l’esposizione al pubblico. “Quando ho appreso del ritrovamento del cippo e della sua collocazione all’interno del nostro Museo, dice l’assessore alla cultura del Comune di Sestri Levante Maura Caleffi, ho provato una profonda emozione. Sapere che un reperto di tale rilevanza sarà accessibile alla nostra comunità è motivo di grande orgoglio. Non solo per il valore storico dell’oggetto in sé, ma soprattutto per ciò che rappresenta: un ponte tra passato e presente. Attraverso manufatti come questo, dai più semplici ai più preziosi, la storia continua a parlarci, restituendo voce anche a chi ne è stato protagonista”.
“È straordinario seguire le operazioni di restauro e contribuire così alla fruizione e valorizzazione del secondo cippo del Monte Ramaceto, che arricchirà l’esposizione. Questo museo racconta questa porzione del Levante ligure, nella sua essenza storica e culturale, dimostrando il legame indissolubile fra la costa e l’entroterra, perché il paesaggio è il prodotto di una frequentazione umana con una lunga storia e un’organizzazione unica e irripetibile. Un ringraziamento particolare va ai due escursionisti, Roberto Boiardi e Giacomo Bracchi, i quali, avendo notato questa pietra incisa, hanno avuto la capacità di comprenderne il valore come fonte archeologica, commenta la conservatrice del MuSel, Marzia Dentone”.
Da parte sua Cristina Bartolini soprintendente archeologica mette in evidenza l’impegno dell’ente. “L’intervento per addivenire a questo momento da parte del nostro ufficio non è stato di poco conto e si è sviluppato, sulla scorta di una decisione non banale, spostare il reperto dalla sua sede originaria. Sicuramente avremmo preferito lasciarlo sul posto laddove esplicava la sua funzione, quella di definire un confine, ma ha prevalso il timore per la sua conservazione. Sono sotto gli occhi di tutti gli innumerevoli atti vandalici che, senza alcuna ragione di essere, deturpano il patrimonio culturale”.

Fabio Guidoni

(Articolo tratto dal N° 11 del 27/03/2025  del settimanale “La Trebbia”)

Lascia un commento