I fotografi del gatto selvatico: «È la rarità dei nostri boschi, un film per farlo conoscere»

Documentare la presenza del gatto selvatico europeo nei boschi dell’Appennino è davvero diffìcile, ma dal 2018 è una sfida già vinta. Anche se, come dice il  fotografo ligure esperto di fauna selvatica Paolo Rossi, «la più grande astuzia del gatto selvatico è fare credere all’uomo che non esiste».
A lui, che ne frequenta abitualmente gli habitat per passione e per lavoro, è accaduto per pura fortuna di imbattersi in questa specie protetta: si credeva estinta dagli anni ’50 sulle montagne genovesi e alessandrine, eppure un esemplare comparve casualmente in un vìdeo, girato sette anni fa. Grazie a questa testimonianza, da allora Paolo Rossi è diventato celebre nel settore e, dopo un paio di anni, ha ritratto per la prima volta una femmina con due piccoli, Diverse opere editoriali e cinematografiche di cui si è occupato hanno meritato premi e. adesso, promuove una raccolta fondi per realizzare il suo secondo film indipendente sul tema, di nuovo ideato e prodotto con il collega Nicola Rebora. Un racconto di impronta scientifica e divulgativa, destinato a diffondere la conoscenza della specie e, di conseguenza, a sensibilizzare il pubblico sull’importanza dì proteggere la biodìversità del nostro ambiente.
Sulla piattaforma di finanziamenti Produzioni dal Basso, il progetto “Gatto sarvego (secondo film)” si apre alle donazioni con un trailer che fa emozionare gli appassionati dì natura e di mistero: una fotocamera fissa su una roccia, in diverse condizioni meteorologiche, potrebbe far credere davvero che il gatto selvatico non esiste. Fino a quando non compare, elusivo e  indifferente. «Per filmarlo – fanno sapere i documentaristi – ci siamo inoltrali nei boschi situati nei versanti più scoscesi della Val Trebbia in Liguria, della Val Borbera in Piemonte e della Val Boreca in Emilia».
A cinque anni dall’uscita del primo film “Felis”, che partecipò al Sondrio Festival e fu trasmesso su Rai Uno, la ricerca per studiare le abitudini del gatto selvatico europeo non si ferma: «Ha uno straordinario rapporto di intimità con i boschi maturi – spiegano Rossi e Rebora, responsabili rispettivamente della regia e della fotografia – il suo manto evanescente somiglia alle rocce e alla corteccia degli alberi, il suo passo è leggero come una piuma e i suoi sensi sono così sviluppati da suscitare tutta la nostra invidia».
Fanno la maggior parte del lavoro nel bosco, controllando le fototrappole con il computer e aspettando le apparizioni con attrezzature sofisticate: realizzeranno i video per i prossimi otto mesi, poi li selezioneranno e li monteranno nel racconto del film. La raccolta fondi – obiettivo 3.500 euro – è attiva fino a metà agosto: i donatori riceveranno ricompense a tema, come magliette, fotografie, inviti alla prima proiezione e, per i più generosi, avventure in bivacco per l’osservazione degli animali selvatici in natura. Era già stato finanziato cosi un precedente film dei due autori, “Dove l’uomo non è più sovrano”, che ha trionfato al Festival Internazionale del Cinema di Montagna dei Pirenei 2025.

(Articolo tratto dal quotidiano Il Secolo XIX)

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